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"Non sarebbe esagerato dire che nessun palazzo principesco né castello granducale era considerato completo senza il suo gabinetto di porcellane, scintillante di vasi, bottiglie ed anfore blu e bianchi."
Née; è esagerato affermare che la maggior parte degli aspetti della vita sociale e culturale europea nei secoli XVII e XVIII abbiano subito influenze dalla Cina e dal gusto ad essa ispirato. L'architettura, la pittura, l'arredamento e la decorazione d'interni, l'abbigliamento, la produzione artigianale ed industriale di tessuti e ceramiche, le buffonerie e le mascherate, la stampa e l'incisione, la letteratura, il teatro e l'opera, il collezionismo e diversi altri aspetti della vita quotidiana furono influenzati, in maggiore o minore misura, in tutta Europa, dalla Cina e dal 'mito' che su di essa si stava formando.
La moda cinese cominciò a diffondersi a partire dalla metà del Seicento. Dopo il 1670 si era affermata oramai in quasi tutta l'Europa. Il primo grande impulso alla sua diffusione venne dato dalla Francia di Luigi XIV che l'elevò a modello sconfinando nella sino-mania.
Diverse possono essere considerate le cause di questa passione, dal desiderio di fasto e d'esotismo al valore allusivo ed allegorico che sottolineava simbolicamente la grandezza del Re Sole; l'arte cinese era infatti riconosciuta come prodotto di un grande Impero ed implicitamente assumeva significato allegorico del potere universale del Sovrano.
Versailles, la grande reggia voluta da Luigi XIV, rispecchierà costantemente, in un colossale ed accuratissimo allestimento scenico, la grandezza e la gloria del Re, celebrandola in ogni particolare decorativo, con grande profusione di oggetti direttamente importati oppure prodotti alla "façon de Chine".
Gli inventari e le descrizioni contemporanee di altri palazzi reali in Francia fanno numerosi riferimenti a mobilio e decorazioni alla cinese ed 'alla moda di Cina' e testimoniano la passione del Monarca, come pure dei suoi cortigiani, per gli oggetti del Regno di Mezzo che collezionava sin da prima del 1670. Danno inoltre conferma dell'utilizzo a scopo celebrativo dell'impianto decorativo di Versailles, che veniva riprodotto in più località del paese per glorificare la grandezza del Sovrano.
Gli oggetti orientali erano in alto gradimento a Corte, oltre che per il loro valore simbolico, anche, più prosaicamente, per ragioni economiche: gli esemplari più belli, fossero lacche o porcellane, avevano dei prezzi esorbitanti sul mercato mentre il Re, quale armatore della Compagnia delle Indie Orientali francese, poteva procurarsene ingenti quantità a prezzi particolarmente favorevoli.
La prima importante espressione della nascente moda fu data da un capriccio di Luigi XIV che volle far costruire 'alla moda cinese', un casino di piacere di cui fare omaggio alla sua favorita. Fu così che fu eretto nel parco di Versailles, nell'inverno 1670-71, il Trianon de Porcelaine, edificio ad un piano interamente rivestito di maioliche prodotte a Nevers, Delft, Rouen e Lisieux ad imitazione delle porcellane bianche e blu cinesi, che fu il prototipo di 'casa di delizia' alla cinese che sarà replicato da numerosi padiglioni da tè, pagode, chioschi e templi cinesi, sorti in ogni angolo d'Europa, dalla Danimarca alla Sicilia. 1
Dalla Corte la moda cinese si diffuse alle città ed alle provincie; la nobiltà, così come pure la borghesia, seguì l'esempio reale e iniziò a trasformare i propri giardini in 'dimore di delizie'. Il mobilio alla moda cinese che arredava i palazzi reali spinse financo la gente comune a volgersi allo stesso gusto. "I mobili e le porcellane orientali che s'importavano in Francia in quantità sempre maggiori, guadagnavano popolarità di anno in anno e l'influsso dei tessuti indiani (intendendo per India, come comune ai contemporanei, tutti i paesi orientali) portò ad una rivoluzione nel campo dell'abbigliamento .... Fu anche per combattere la concorrenza orientale e per proteggere il commercio nazionale che gli artigiani francesi cominciarono a fabbricare un maggior numero di oggetti di stile cineseria."
Dall'architettura e dalla decorazione interna la moda si diffuse; l'imitazione 'façon de Chine' mutò in una produzione propriamente europea, manifestazione di un miscuglio di stili orientali ai quali vengono mischiati temi barocchi, Rococò e gotici, a formare uno stile tipico del periodo, la cineseria, libero adattamento europeo dell'arte e dei modi di vivere cinesi.
Non si trattò quindi di semplici copie ma di rielaborazioni di temi ed iconografie, in diversi stili, nelle quali sono comunque sempre chiaramente identificabili le origini orientali.
Ben presto furono quindi prodotti mobili laccati decorati con cineserie, 2 così come numerosi oggetti in ceramica fabbricati a Rouen a Marsiglia ed a Nevers, decorati con motivi tratti dalle porcellane cinesi importate ma trasformati da adattamenti al gusto francese. 3
La moda si estese anche ad altri aspetti: le mascherate nei balli di corte si arricchirono ben presto di personaggi cinesi, indispensabili sin dal 1680 come i Pierrot e gli Arlecchini. .
Nei balli e nelle feste di corte fu sempre più frequente il travestimento 'alla cinese': al ballo di Carnevale del 1685 il fratello del re ballò tutta la notte vestito da gran signore cinese; il nuovo secolo fu salutato a corte, la notte di capodanno, con una gran festa alla cinese.
Nella decorazione d'interni, come nelle 'architetture alla cinese', la moda della cineseria ebbe le sue maggiori realizzazioni.
Lo stile cineseria fu usato raramente per opere autosufficienti o di grandi dimensioni. La cineseria solitamente richiedeva una scala più intima, se non addirittura in miniatura, e fu considerata più idonea per abbellire piccoli oggetti oppure ad essere una componente di opere più grandi. 4 Nelle decorazioni le cineserie furono occasionalmente utilizzate per affreschi, per tappezzerie ed arazzi, per pannelli. Raramente la cineseria fu espressa nella pittura da cavalletto, l'unica eccezione furono i quadri di Boucher.
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nota 1: Il Trianon ebbe breve vita. A causa degli alti costi di manutenzione, e forse per l'invaghimento del re per una nuova favorita, venne demolito nel 1687.
nota 2: Gli europei furono sempre ammiratori delle laccature cinesi e giapponesi. L'arte della laccatura ha origini antichissime in Cina, da quando furono scoperte le qualità protettive della resina dell'albero della lacca (Rhus vernicifera) che, se applicata su metallo o legno, forma una pellicola molto resistente e semitrasparente. Il processo di laccatura richiede molto tempo e perizia; il prodotto deve essere steso in più passate, l'una dopo che la precedente si è asciugata. I cinesi producevano oggetti con laccatura in diversi colori che utilizzavano come utensili domestici così come per mobilio, era però il Giappone che, appresa in tempi antichi la tecnica, forse disponendo di un clima o di una materia prima migliori, produceva le lacche migliori. Già dall'inizio del XVII secolo erano giunti in Europa oggetti laccati e ben presto la domanda superò l'offerta. Iniziarono così
tentativi di riprodurre al meglio (considerando che il procedimento senza la resina della lacca non può dare gli stessi risultati) metodi di laccatura. La produzione di lacca e di oggetti laccati quali mobili, paraventi, scatole, cornici ed altro, fu avviata, a partire dai primi decenni del Seicento, in Inghilterra, Danimarca, Francia, Portogallo, Venezia e Olanda; quest'ultima ottenne, tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII la migliore produzione europea.
nota 3: L'enorme favore riscosso dalle porcellane cinesi influenzò notevolmente la produzione ceramica europea e portò a numerosi tentativi d'imitazione che riuscirono, pienamente, solamente nel 1709 a Meissen. A parte la breve esperienza della fabbrica medicea, le porcellane bianche e blu cinesi non furono imitate in quantità prima del 1600 quando gli olandesi adattarono le loro fabbriche di maioliche di stile e tecnica italiani, nel tentativo di riprodurre le porcellane Ming. La più famosa fu quella di Delft e con il nome della fabbrica sono comunemente conosciute le ceramiche invetriate a stagno. Queste ceramiche decorate in bianco e blu ad imitazione dei più pregiati pezzi cinesi, furono la produzione standard in Europa nel Seicento ed in buona parte del Settecento. Sulla scorta del successo di Delft sorsero numerose fabbriche in altri paesi: in Germania a Francoforte ed Hanau,
in Francia a Rouen e Nevers, in Inghilterra a Bristol, Lambeth, Liverpool e Southwark, a Venezia. Si trattava però ancora di produzioni ceramiche; la ricerca per la produzione di porcellana non si era ancora conclusa.
nota 4: In questo senso sono utilizzati gli schemi decorativi alla cinese di Versailles, inquadrati in un contesto scenografico monumentale.
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